Archivio mensile:ottobre 2011

Del Pierrot

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La maschera di Pierrot nasce in Italia verso la fine del Cinquecento, ad opera di Giovanni Pellesini, attore della Compagnia dei Gelosi. Il suo personaggio di nome Pedrolino era una variazione sul tema dello Zanni, il servo, di cui indossava l’abito bianco e ampio. Servo accorto e fidato, pronto a intessere imbrogli che poi districava con grande abilità, per trarre d’impaccio il proprio padrone, Pedrolino era un personaggio forte, di primaria importanza nell’economia della commedia. Il personaggio seguì i Gelosi in Francia, dove ebbe immediato successo, entrando a far parte degli scenari delle Compagnie francesi con il nome di Pierrot. Nella versione francese Pierrot perde gran parte della sua astuzia, conservando solo l’onestà e l’amore per la verità, spinto a volte fino all’eccesso. Dopo un periodo di declino il personaggio tornò in primo piano grazie all’interpretazione del mimo Jean-Gaspard Debureau (1796-1846), che gli infuse nuova energia, impersonandolo dal 1826 al Théâtre des Funanbules. Debureau definì il costume che dopo di lui fu tipico di Pierrot: un ampio abito bianco formato da casacca e pantaloni, ornato da bottoni neri, una piccola coppolina nera sul capo e il viso imbiancato. Con Debureau Pierrot assunse un carattere molto più forte e vitale, che il mimo trasmetteva attraverso le sue capacità espressive, le sue doti acrobatiche e interpretative straordinarie, a detta dei testimoni dell’epoca.

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Posacenere souvenir di albergo

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Posacenere Cavallino
Se la vacanza trascorsa in una celebre località balneare vi ha lasciato quella punta di nostalgica amarezza, che vi fa tornare a lavorare con lo spirito affranto e demoralizzato, cosa meglio di un bel posacenere riproducente l’albergo nel quale avete trascorso un mese intero in totale spensieratezza? Questo meraviglioso posacenere riproduce la foto dell’albergo Ca’ di Valle di Cavallino-Treporti, località sulla costa adriatica a Nord di Venezia. Osservando questa immagine del passato ci sembra di sentire il juke-box suonare in lontananza Due ragazzi nel sole dei Collage e il tintinnare dei flipper… Ahimè, non è più: l’albergo è stato ristrutturato e il suo strepitoso color gelato al pistacchio artificiale anni settanta è stato sostituito da un banalissimo bianco-bunker. Sono distrutto. 😦

Teiera a forma d’arancia

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Teiera a forma di aranciaUna caratteristica che distingue gli esseri umani dagli animali è la manualità e la creatività, ma osservando oggetti come questo sorge il dubbio che non sia effettivamente così e vien da chiedersi se siano stati fatti sostanziali passi in avanti da quando l’uomo si arrampicava sugli alberi nutrendosi di bacche e larve di insetti. Costruire, ma soprattutto pensare, teiere dalle fogge più insolite e disparate (testimoni oculari riferiscono di tea pot a forma di casetta, di bambola di pezza e altri orrori similari), preoccupa da tempo scienziati e antropologi, e anche i capi carismatici e i santoni delle principali religioni si stanno ponendo seri interrogativi sulla degenerazione del genere umano. Come dargli torto? Riflettiamoci: pensate se un domani i nostri lontani discendenti come unico reperto della nostra civiltà rinvenissero oggetti come questo. Che idea potrebbero mai farsi di noi? Ipotizzerebbero una cultura devota al dio dell’arancia? Un’umanità che aveva come feticcio sacro la casetta di Holly Hobbie? O non penserebbero piuttosto a una società formata da dei mentecatti la cui ovvia conseguenza non poteva che essere la distruzione totale a cui saremo andati incontro? Un mistero che s’infittisce giorno dopo giorno e che gruppi di ricercatori del paranormale non sanno risolvere. Ma la soluzione di tutto questo enigma è molto più semplice e razionale: la teiera a forma di arancia proviene dal tavolo dove il Cappellaio Matto e il Leprotto Bisestile festeggiano il loro non-compleanno nel Paese delle Meraviglie. È proprio così. Sul serio.

Cavatappi a forma di fiasco

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CavatappiNo, non siete completamente ubriachi se vi trovate davanti questo cavatappi a forma di fiasco, ma se lo avete difronte presto lo sarete di certo, se non altro per cercare di obliarne così la visione. Ricordo di lunghe passeggiate montane con qualche bottiglia di birra nello zaino, così da appesantire il vostro fardello e fortificare lo spirito, è fabbricato in legno dipinto a mano e acciaio. Entusiasmante souvenir che non mancherà di rallegrare le vostre gite e i vostri picnic rupestri. Oggetto contundente con il quale potrete sfogarvi a centrare recipienti di vetro posti a un’opportuna distanza. Pittoresco ammennicolo atto a decorare la vostra cucina. E, incredibile a dirsi, strumento che può essere realmente usato per cavare tappi a corona da bottiglie di bibite. Da anni interessa studiosi e scienziati che tentano di scoprire quale personalità disturbata può decidere di conservare in casa un simile gingillo. Ma non solo. Da altri pianeti in lontane galassie ne studiano la forma e la funzionalità e presto ne riprodurranno la foggia nella costruzione di astronavi intergalattiche. In Casa Abastor non manca e nonostante mi sforzi di ricordare come c’è arrivato, continuo a non trovare la risposta, il che mi porta a formulare angoscianti ipotesi e teorie di complotto: e se fosse uno strumento utilizzato in una barbara tecnica di lavaggio del cervello? E se servisse a risvegliare candidati manciuriani dormienti? Inquietante, stappante, splendido splendente.